Serena Dafne Magnani
Vestire Gli Ignudi

[Piazza San Pancrazio]

Abiti di seconda mano applicati, con cuciture grossolane e poco rifinite, sulle forme perfette delle “pin up” da manifesto pubblicitario. Abiti banali, che “non calzano” e non assecondano le logiche del desiderio, in contrasto con gli sguardi professionali delle modelle. L’Artista, occultando i corpi, interrompe il gioco sensuale e patinato che le forme femminili, presenza ossessiva del panorama urbano, stimolano nell’osservatore. La seduzione delle campagne pubblicitarie si ibrida: dall’esposizione epidermica erotica all’abito casalingo, dimesso. Il progetto, nato come incursione urbana sull’immagine pubblicitaria, sulla cartellonistica e sui muri delle città, diventa installazione, work in progress, estendendosi in maniera tentacolare in ogni luogo, dove l’immagine o il messaggio da
veicolaresiano consumati pretesti per declinare ed esibire corpi banalmente ridotti a merce.
Il 15 settembre 2007, in occasione della Notte Bianca, l’artista ha declinato il suo progetto di ricerca nella performance Vestire gli Ignudi live: in mostra dietro le vetrine dell’Atelier ha vestito con fili di lana i nudi femminili stampati su carte da gioco erotiche.
model: Francesca

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Antonella Montes
Vele Di Urbana Sensualità
[Piazza San Pancrazio | Vico Cartai]

Vele bianche si tendono al vento incanalato nei vicoli del centro storico: illuminate dalla luce del sole sono bocche, tele da dipingere che costringono il passante ad un rapporto fisico e tattile, episodi onirici nello scenario urbano.
L’intromissione di morbide barriere verticali, in due dei vicoli che conducono in Piazza San Pancrazio, crea un impedimento fisico solo apparente in cui convivono ansia da intrappolamento e respiro del mare. Spicchi di luce che feriscono gli occhi al manifestarsi nell’oscurità, strettoie in cui la dimensione sociale si riduce ad un incontro a due e i sensi sono messi a dura prova da costanti sollecitazioni.
Parole scritte su un morbido telo orizzontale in Vico Cartai compaiono con l’accendersi delle luci artificiali, svelando ai passanti storie non raccontate, mentre specchi posati a terra suggeriscono la sensazione di camminare sull’acqua.
Una tappa per la conquista di una nuova passionalità urbana che rende inevitabile lo sfiorarsi acre e contraddittorio di memoria e presente.

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Frauke Hehl
Mobili d’erba collocati nello spazio urbano
[Piazza San Pancrazio | Vico Antica Accademia]

Il centro storico genovese é quasi del tutto privo di spazi verdi; nasce da questa premessa l’idea dell’Artista di collocare delle semplici panche d’erba naturale, con l’obbiettivo di coinvolgere gli abitanti del quartiere nella creazione di nuove forme di gardening urbano, per condividere lo stesso spazio pubblico attraverso uno spirito di gruppo operativo. Il progetto si è sviluppato parallelamente nello spazio a cielo aperto di Piazza San Pancrazo e in quello coperto di Vico Antica Accademia; ha innescato processi di coinvolgimento e collaborazione con i diversi attori che vivono o lavorano in queste aree, declinandosi in forme differenti rispetto alla natura dei luoghi.
Il giorno dell’ inaugurazione l’Artista ha proiettato in piazza S.Pancrazio il video City Farmers di Meryl Joseph, documentario sui giardini Urbani di New York, che illustra diverse possibilità di realizzare all’interno della città nuovi spazi verdi capaci di diversificare e migliorare le condizioni urbane.
Questo progetto vuole divulgare il tema dei giardini comunitari al fine di innescare processi di riqualificazione tramite l’azione partecipativa, realtà ampiamente sperimentata a Berlino e in numerose città del nord d’Europa.

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Alice Piscitelli
Per loro non c’era posto
[Via San Siro]

L’ex Ospedale Psichiatrico di Cogoleto racchiude i segni di molte vite vissute solo tra le sue mura: documenti, analisi mediche, dichiarazioni, certificati, ma anche espressioni artistiche libere e originali, realizzate dai pazienti durante gli anni di internamento. Il Presepe, realizzato nel 1984, è uno degli esempi più significativi. Sviluppandosi lungo un percorso di circa 150 metri, una dopo l’altra si susseguono le riproduzioni di tutte le stanze dell’ex ospedale; ne emerge la descrizione di vite quotidiane raccontate con semplicità, pur non essendo semplici da raccontare nè da vivere. Il presepe di Cogoleto si sta rovinando lentamente: le statuine di terracotta vestite di stoffa cadono e si appoggiano a terra, gli sfondi si staccano e i pavimenti di polistirolo decorato si scollano. Quest’opera porta con se un messaggio duro e riconoscibile, racconta una storia che si tende a dimenticare, una realtà a cui si cerca di non pensare.
L’ Artista ha realizzato una documentazione fotografica del presepe, proiettandola sucessivamente sulle facciate dei palazzi di Genova, come fosse uno sfondamento prospettico: le stanze dell’Ospedale e i suoi piccoli abitanti affiorano finalmente in superficie e con loro ciò che è nascosto e dimenticato.
Le immagini di questo esperimento, affisse come manifesti sulla facciata della Chiesa di San Siro, sono un monito al ricordo e alla presa di coscienza.

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Mattia Paco Rizzi
Retrovisioni
[Piazza della Maddalena]

Il progetto dell’Artista si propone come veicolo di compenetrazione ed interazione visiva ed emotiva tra fruitore, contesto urbano e cielo.
L’intento è quello di “trasportare” immagini laddove normalmente non siamo abituati a trovarne. Lo specchio quindi si pone come strumento attraverso il quale potersi esercitare a traslare scorci, situazioni ed emozioni.
I pannelli riflettenti, che compongono il sistema, sono stati ideati in modo da poter essere manipolati in base alla volontà della singola persona.
Dare libertà di gestione del progetto vuol dire incentivare la libera azione delle persone, che a loro volta possono interpretare lo spazio urbano e le sue peculiarità.
Questa perpetua mutazione permette quindi di avere una percezione dello spazio rigenerata ad ogni incursione, trasformando il semplice passeggiare in un momento di scoperta, di gioco e di emozione.

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Francesca Traverso
Chissà se i pesci piangono
[Piazza della Maddalena]

La vita riesce a scovarci anche quando nessuno sa più dove siamo, neanche noi…essa arriva comunque e si prende gioco di noi, della nostra ingenuità, della sapienza dei nostri calendari; aspetterò, aspetterò tutta la vita. A volte…come questa mattina, mi dico pure: sono attesa; non so dove non so da cosa o da chi, ma sono sicura di essere attesa.
Christian Bobin

Ogni luogo, ogni piazza racchiude leggende, storie e segreti di chi ha abitato o è passato in quegli spazi e di chi attualmente li abita. L’Artista, raccogliendo ricordi, intesse con il filo della memoria racconti immaginari.
La costruzione di un microcosmo, di uno spazio chiuso ma leggero che dialoga con la piazza e che ad essa è intimamente legato; struttura che protegge un universo intimo, tutelando la lettura di un libro di strada. Libro che racchiude storie raccolte sul luogo e parole ascoltate “per caso”, immagini strettamente legate al passato di affetti e speranze dell’Artista e contemporaneamente a quelli degli abitanti e dei commercianti della Maddalena.

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Charles Calvert | Shirin Homann Saadat
The Genova Bat Box Project
[Piazza del Ferro]

Gli Artisti si prefiggono di promuovere un’amichevole co-abitazione tra uomini e pipistrelli, attraverso un programma di sensibilizzazione su questa specie e di promozione della presenza di bat-box nel tessuto urbano.
In alcune nazioni i pipistrelli sono divenuti il simbolo della conservazione della biodiversità e un esempio di vita in perfetta armonia con la natura: hanno un sistema altamente sofisticato di ultra-suoni che viene usato per ottenere una ricostruzione dell’ambiente in termini audio visivi; cacciano diverse centinaia di insetti; vivono in ambienti puliti e naturali e sono sensibili alla presenza di agenti chimici e tossici. Problemi quali la distruzione della biodiversità e il cambiamento climatico mettono in pericolo molte specie che rischiano l’estinzione. Diverse iniziative in tutta Europa promuovono la pubblica consapevolezza sulla situazione di questi animali: dal 1994 numerosi Paesi hanno aderito all’Accordo sulla conservazione dei pipistrelli europei (Eurobats).
La prima fase del The Genova Bat-Box project si è sviluppata durante il workshop attraverso la pubblicazione di articoli informativi, un laboratorio per bambini, l’ installazione in Piazza del Ferro di un pannello che illustra il cronoprogramma e di una scatola rosa nel giardino pensile del Palazzo Giobatta Spinola, che individua il punto in cui verrà collocata una bat-box nel mese di Marzo 2008.
Nel corso dell’inaugurazione del 7 Settembre 2007 i due Artisti hanno spiegato a visitatori e passanti l’intervento e le fasi future, raccogliendo firme per sostenere la sua continuazione.

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Ines Tartler
Opening Piazza del Ferro
[Piazza del Ferro]

L’analisi artistica di Ines Tartler si basa sulla ricerca delle relazioni tra le persone e ciò che le circonda, e quelle che intercorrono tra spazio aperto [visibile] e spazio chiuso [nascosto].
Con questi presupposti l’Artista ha lavorato sulla stanza detta “la Limonaia” del Palazzo Giobatta Spinola in Piazza del Ferro, approfondendo la conoscenza della sua storia, documentandosi sui libri e interrogando abitanti e negozianti, per poterne capire gli sviluppi e il suo utilizzo nel tempo. L’artista ha deciso di riaprire la stanza, chiusa da molto tempo, schiudendone le finestre e dando il via ad un processo comunicativo di interazione con lo spazio esterno. A completamento del progetto la scritta “Io mi trovo dietro”, a ricordarne la presenza, celata dal muraglione e nascosta dal mancato utilizzo.
Contemporaneamente l’artista ha invitato tutti gli abitanti intorno ad unirsi al suo gesto, spalancando le finestre delle proprie case con l’intento di aprire l’intera piazza. Venerdì 7 settembre 2007 alle ore 19 una performance collettiva ha coinvolto i residenti, in una percezione diversa di Piazza del Ferro.

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Serena Zanardi
Auch die luft ist so gut! | anche l’aria è così buona!
[Vico Antica Accademia]

Immersa in una verde aiuola pubblica una famiglia in neri abiti ottocenteschi, mangia incurante del traffico automobilistico che la circonda. L’Artista ricrea un’atmosfera anacronistica, proponendo in un video surreale un pic-nic fuori dal tempo inconsapevolmente immerso nella città del XXI secolo. Gesti lenti e impostati, sguardi imbarazzati e tenuti, che richiamano l’iconografia pittorica ottocentesca, nella ricerca di una perfezione formale disturbata continuamente da suoni stridenti di clacson e nuvole di tossico smog.

Serena Zanardi
Sound from inside
[Piazza del Ferro]

Affacciati ad una finestra cieca, disegni grafici di un interno. L’Artista immagina una singolare residente di uno dei palazzi sulla piazza: un’anziana signora che ogni mattina improvvisa un dj set alla consolle del suo balcone fiorito.

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